Bbz- Möbius - “15”
Pannello sonoro in legno, vinavil, pigmenti e sale. 2006


dettaglio di "15" [ risoluzione alta qui ]

Il presente pannello è il quindicesimo di 14 (!) elementi formanti un nastro di Moebius aperto, ed è quindi parte dell’installazione dal titolo “bbz-moebius”. La struttura è stata concepita specificamente per la galleria nt art gallery di Bologna, nell’ambito della rassegna “ncvi l’8 - Nel Caso V’Interessi L’Infinito”.

“15” si colloca in un percorso, il cui incipit è fuori della galleria, e riassume in sé le varie relazioni sistemiche che compongono l’opera e che si ritrovano nei vari momenti del percorso:

A. Da fuori si osserva, tramite webcam, l’oggetto (il nastro) sito nell’ultima stanza;
B. Entrando nella prima stanza si ode ciò che proviene dalla sala col nastro e si può vederne una parte più da vicino (da una piccola finestra geometrica); il suono di questo ambiente viene catturato, rielaborato e riprodotto nella stanza del nastro;
C. Arriviamo al passaggio, (che è quasi una sospensione tra il primo ambiente sonoro e l’ultima stanza) in cui si trova “15”, che è appeso di fronte ad un corridoio sonoro. Il pannello diffonde un suono formato da un’onda sinusoidale semplice, silenzio, e un altro suono composto di frequenze che sono multiple del primo;
D. Si entra infine nella sala col nastro di Moebius, il quale si può “percorrere” fino ad arrivare ad una curva/arco. Una parte dell’otto così formato è riempito di terra e sale. Nella sala si ode il suono prodotto all’ingresso rielaborato.

Le relazioni che incontriamo sono quelle tra la persona, l’ambiente, il suono e l’oggetto. Per ognuno di questi elementi abbiamo cercato di concepire, almeno metaforicamente, dei piccoli sistemi composti di alcune strutture auto-organizzate, così come l’installazione nel suo insieme diviene un sistema di relazioni. In queste righe ci concentreremo su tali aspetti di “bbz-moebius”
I 14 pannelli sono uniti tra loro in una sequenza che si ispira al nastro di Moebius e investiga la relazione tra spazio interno ed esterno generata dall’architettura. Il parallelo con le geometrie non orientabili non si ferma alla sistemazione concavo-convessa degli elementi: i pannelli sono dipinti sulle due facciate con risultati differenti , ma con materiali e tecniche simili, in modo da sviluppare così i due “discorsi” nello spazio. Le due facciate del nastro “si trasformano” l’una nell’altra, creando un ideale moto perpetuo, come nella celebre opera di Escher “Mobius Strip II”, del 1963

Escher “Mobius Strip II”, del 1963
bbz-Mobius


Nella sequenza è interessante (e difficile) rintracciare il punto di flesso, ossia il punto esatto dove l’interno si trasforma in esterno, secondo le due trame pittoriche contrapposte e secondo la conformazione degli spazi generati.
La forma del singolo pezzo è arbitraria; si ricostruisce a partire dalle sue dimensioni, con un semplice procedimento (usato tanto nella geodesia come nella topografia) di scomposizione in una sequenza di triangoli: dato un lato, l’intersezione tra i due cerchi di raggio delle altre due dimensioni del triangolo individuerà il vertice mancante (in realtà ne individua due, ma uno solo ci interessa).
La composizione bidimensionale dei pezzi si basa su una sola regola grammaticale: ogni elemento si unisce al successivo attraverso un lato di eguale dimensione; quindi la sequenza si compone di poligoni che si succedono, sviluppando un tema con variazioni individuali e unito per mezzo delle dimensioni di raccordo. Ogni pezzo inizia con la fine del precedente e determina l’inizio del successivo, in una successione evolutiva teoricamente infinita.
Nell’organizzazione delle forme nello spazio, i pannelli trovano un loro equilibrio statico quando incontrano il piano geometrico del pavimento. Trattandosi di piani incernierati tra loro, si stabiliscono infinite posizioni di equilibrio per il movimento d’ogni singolo pezzo, ma una sola configurazione ne garantisce la stabilità considerando i movimenti in successione; ossia, una volta trovato l’equilibrio con il piano orizzontale di una coppia di pezzi, il pezzo seguente avrà una sola possibile posizione finale che lo porti a raggiungere l’equilibrio “per forma”.
Il procedimento completo, dalla triangolazione alle rotazioni di posizionamento, ricorda la tecnica dell’origami, ma appartiene ad una struttura che si auto-costruisce, appropriandosi dello spazio assegnatole come farebbe un animale del proprio territorio.

bbz-Mobius: immagini di progetto

Si è avuto un approccio procedurale simile per la parte pittorica, in cui la regola di base fosse dovuta alle proporzioni degli elementi usati per l’una e l’altra facciata del pannello.
Come una ricetta (o algoritmo!), si usano x parti dell’elemento E in rapporto y con un altro per t volte, in un ambiente dato A (in questo caso una percentuale d’acqua e vinavil su legno).
La parte pittorica esemplifica così la ricerca d’equilibrio tra gli elementi fisici interagenti (il legno, l’acqua, il collante, gli ossidi e il sale) quasi a far esperimento della seconda o terza legge della termodinamica (o in alcuni momenti di un sistema sinergetico). La pittura diviene quindi anche metafora del tempo all’interno sia del pannello, sia dell’insieme “nastro di Moebius”.

bbz-Mobius: dettaglio di pannello


Abbiamo già visto che il nostro Moebius strip non è esplicitamente derivato dalla formula:

e che anche l’algoritmo sonoro non ne deriva quasi minimamente, piuttosto è stato di nuovo l’approccio in fase di composizione a contenere in sé procedimenti tendenti all’infinito.
Troviamo quindi un algoritmo che regola le trasformazioni del suono in entrata (al pc) e in uscita (ai diffusori). L’algoritmo consta di una sequenza di ritardi nella riproduzione di parti diverse del suono in entrata. Le variabili che dettano la quantità di suono in ingresso/uscita e la qualità della ripetizione sono numeri prodotti dal volume del suono in ingresso. Questo fa sì che, ad esempio, più rumore si fa nella stanza A più materiale sonoro viene elaborato e riprodotto nella stanza B, ma in A viene anche riprodotta l’elaborazione del suono proveniente da B: si viene così a creare un ciclo, un piccolo esempio di otto rovesciato.

A diffonde B
B diffonde A
Visualizzazione Schermo: algoritmi in PD
 
> alterazione volume in A > alterazione suono in B
> alterazione volume in B > alterazione suono in A

L’insieme di questi micro-sistemi all’interno del percorso porta il visitatore ad essere parte integrante di un macro-sistema, in cui si relaziona con l’ambiente creato e che, contemporaneamente, crea. Similarmente la struttura architettonica deve trovare il proprio equilibrio sulla superficie, i suoni in ripetizione attraversano lo spazio, e il sale si cristallizza assieme agli ossidi di ferro.
Una volta alla fine del percorso, nel tornare, si ha una visione contemporaneamente parziale e totale dell’opera, del dettaglio e dell’insieme. Visione che probabilmente sarà completata solo in un altro momento, in assenza dell’oggetto.
Questi alcuni aspetti del lavoro “bbz”, che,in questa occasione si è concretizzato nel nastro di Moebius, installazione-percorso.

Matias Guerra, Andrea Lorito