
dettaglio di "15" [ risoluzione
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Il presente pannello è il quindicesimo di 14 (!) elementi
formanti un nastro di Moebius aperto, ed è quindi parte dell’installazione
dal titolo “bbz-moebius”. La struttura è stata concepita
specificamente per la galleria nt art gallery di Bologna, nell’ambito
della rassegna “ncvi l’8 - Nel Caso V’Interessi L’Infinito”.
“15” si colloca in un percorso, il cui incipit è fuori
della galleria, e riassume in sé le varie relazioni sistemiche che
compongono l’opera e che si ritrovano nei vari momenti del percorso:
A. Da fuori si osserva, tramite webcam,
l’oggetto (il nastro) sito nell’ultima stanza;
B. Entrando nella prima stanza si ode ciò che proviene dalla sala col
nastro e si può vederne una parte più da vicino (da una piccola
finestra geometrica); il suono di questo ambiente viene catturato, rielaborato
e riprodotto nella stanza del nastro;
C. Arriviamo al passaggio, (che è quasi una sospensione tra il primo
ambiente sonoro e l’ultima stanza) in cui si trova “15”,
che è appeso di fronte ad un corridoio sonoro. Il pannello diffonde
un suono formato da un’onda sinusoidale semplice, silenzio, e un altro
suono composto di frequenze che sono multiple del primo;
D. Si entra infine nella sala col nastro di Moebius, il quale si può
“percorrere” fino ad arrivare ad una curva/arco. Una parte dell’otto
così formato è riempito di terra e sale. Nella sala si ode il
suono prodotto all’ingresso rielaborato.
Le relazioni che incontriamo sono quelle tra la persona, l’ambiente,
il suono e l’oggetto. Per ognuno di questi elementi abbiamo cercato
di concepire, almeno metaforicamente, dei piccoli sistemi composti di alcune
strutture auto-organizzate, così come l’installazione nel suo
insieme diviene un sistema di relazioni. In queste righe ci concentreremo
su tali aspetti di “bbz-moebius”
I 14 pannelli sono uniti tra loro in una sequenza che si ispira al nastro
di Moebius e investiga la relazione tra spazio interno ed esterno generata
dall’architettura. Il parallelo con le geometrie non orientabili non
si ferma alla sistemazione concavo-convessa degli elementi: i pannelli sono
dipinti sulle due facciate con risultati differenti , ma con materiali e tecniche
simili, in modo da sviluppare così i due “discorsi” nello
spazio. Le due facciate del nastro “si trasformano” l’una
nell’altra, creando un ideale moto perpetuo, come nella celebre opera
di Escher “Mobius Strip II”, del 1963
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Escher “Mobius Strip
II”, del 1963 |
bbz-Mobius |
Nella sequenza è interessante (e difficile) rintracciare il punto di
flesso, ossia il punto esatto dove l’interno si trasforma in esterno,
secondo le due trame pittoriche contrapposte e secondo la conformazione degli
spazi generati.
La forma del singolo pezzo è arbitraria; si ricostruisce a partire
dalle sue dimensioni, con un semplice procedimento (usato tanto nella geodesia
come nella topografia) di scomposizione in una sequenza di triangoli: dato
un lato, l’intersezione tra i due cerchi di raggio delle altre due dimensioni
del triangolo individuerà il vertice mancante (in realtà ne
individua due, ma uno solo ci interessa).
La composizione bidimensionale dei pezzi si basa su una sola regola grammaticale:
ogni elemento si unisce al successivo attraverso un lato di eguale dimensione;
quindi la sequenza si compone di poligoni che si succedono, sviluppando un
tema con variazioni individuali e unito per mezzo delle dimensioni di raccordo.
Ogni pezzo inizia con la fine del precedente e determina l’inizio del
successivo, in una successione evolutiva teoricamente infinita.
Nell’organizzazione delle forme nello spazio, i pannelli trovano un
loro equilibrio statico quando incontrano il piano geometrico del pavimento.
Trattandosi di piani incernierati tra loro, si stabiliscono infinite posizioni
di equilibrio per il movimento d’ogni singolo pezzo, ma una sola configurazione
ne garantisce la stabilità considerando i movimenti in successione;
ossia, una volta trovato l’equilibrio con il piano orizzontale di una
coppia di pezzi, il pezzo seguente avrà una sola possibile posizione
finale che lo porti a raggiungere l’equilibrio “per forma”.
Il procedimento completo, dalla triangolazione alle rotazioni di posizionamento,
ricorda la tecnica dell’origami, ma appartiene ad una struttura che
si auto-costruisce, appropriandosi dello spazio assegnatole come farebbe un
animale del proprio territorio.
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bbz-Mobius:
immagini di progetto |
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Si è avuto un approccio procedurale simile per la parte
pittorica, in cui la regola di base fosse dovuta alle proporzioni degli elementi
usati per l’una e l’altra facciata del pannello.
Come una ricetta (o algoritmo!), si usano x parti dell’elemento E in
rapporto y con un altro per t volte, in un ambiente dato A (in questo caso
una percentuale d’acqua e vinavil su legno).
La parte pittorica esemplifica così la ricerca d’equilibrio tra
gli elementi fisici interagenti (il legno, l’acqua, il collante, gli
ossidi e il sale) quasi a far esperimento della seconda o terza legge della
termodinamica (o in alcuni momenti di un sistema sinergetico). La pittura
diviene quindi anche metafora del tempo all’interno sia del pannello,
sia dell’insieme “nastro di Moebius”.
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bbz-Mobius: dettaglio di
pannello |
Abbiamo già visto che il nostro Moebius strip non è esplicitamente
derivato dalla formula:

e che anche l’algoritmo sonoro non ne deriva quasi minimamente,
piuttosto è stato di nuovo l’approccio in fase di composizione
a contenere in sé procedimenti tendenti all’infinito.
Troviamo quindi un algoritmo che regola le trasformazioni del suono in entrata
(al pc) e in uscita (ai diffusori). L’algoritmo consta di una sequenza
di ritardi nella riproduzione di parti diverse del suono in entrata. Le variabili
che dettano la quantità di suono in ingresso/uscita e la qualità
della ripetizione sono numeri prodotti dal volume del suono in ingresso. Questo
fa sì che, ad esempio, più rumore si fa nella stanza A più
materiale sonoro viene elaborato e riprodotto nella stanza B, ma in A viene
anche riprodotta l’elaborazione del suono proveniente da B: si viene
così a creare un ciclo, un piccolo esempio di otto rovesciato.
A diffonde B B diffonde A |
Visualizzazione Schermo:
algoritmi in PD |
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> alterazione volume in A >
alterazione suono in B > alterazione volume in B > alterazione suono in A |
L’insieme di questi micro-sistemi all’interno del
percorso porta il visitatore ad essere parte integrante di un macro-sistema,
in cui si relaziona con l’ambiente creato e che, contemporaneamente,
crea. Similarmente la struttura architettonica deve trovare il proprio equilibrio
sulla superficie, i suoni in ripetizione attraversano lo spazio, e il sale
si cristallizza assieme agli ossidi di ferro.
Una volta alla fine del percorso, nel tornare, si ha una visione contemporaneamente
parziale e totale dell’opera, del dettaglio e dell’insieme. Visione
che probabilmente sarà completata solo in un altro momento, in assenza
dell’oggetto.
Questi alcuni aspetti del lavoro “bbz”, che,in questa occasione
si è concretizzato nel nastro di Moebius, installazione-percorso.
